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Intervento all'apertura del Convegno dell'Assessore alla Cultura del Comune di Vittorio Veneto
di De Bertolis Michele

Saluto al Convegno dell’Assessore alla Cultura del Comune di Vittorio Veneto
Michele De Bertolis

Da tempo, vado interrogandomi sul perché sia in me così trepida l'attesa del periodico convegno del Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, quello stesso che la Presidente Loredana Imperio, chef de rang, in un rituale iniziatico, imbandisce (è il caso di dirlo!) per sontuosa e ricca tavolata di portate saporite e allettanti.
La risposta, naturale, mi è balenata leggendo, sul cortese invito, il nutrito programma, quello della odierna giornata: è proprio quel sapore odeporico, quella narrazione da viaggio dei temi proposti, a renderli così succosi e desiderabili! Muoversi nel tempo - ammoniva Goethe - è conditio sine qua non del movimento stesso; è in fondo, più piacevole che muoversi nello spazio.
E muoversi nello spazio - viaggiare, come nella canzone di Lucio Battisti - senza riferimenti temporali corrisponde ad una immobilità minerale. È forse per questo che il leopardiano Dialogo d'un viaggiatore e d'un venditore di almanacchi si svolge durante un tragitto in carrozza?
Sia quel che sia, certo solamente una regia sapiente, quale quella di Colei che presiede il Circolo, può dare il tema e passare - con lievità, con leggerezza - dagli argomenti della salute e malattia, come nel precedente convegno del 2012, a quelli odierni dell'economia e dei commerci. Come dire: dall'OTIUM delle professioni liberali, al NEGOTIUM, nel senso etimologico della parola. E come un fortunato direttore d'orchestra, la nostra insostituibile Loredana si avvale di grandi musicisti: li ritroviamo nell'indice della giornata di studio; intensa, densa, piena, come una "giornata" deve essere per davvero. Si tratta di un altro, prezioso, regalo alla città. Sarà un percorso di "vite parallele", di gusto plutarchiano: e son le esistenze di artigiani, di mercanti, di fabbri, di fonditori che d'incanto si rianimano, riprendon "cinematica", dentro gli antri fumosi, nelle decrepite cartiere, nei fondachi odorosi di spezie, nei caravanserragli, presso le porte del Dazio, alle MUDE, tra il cigolare delle ruote dei mulini dalle pale stillanti nelle notti di luna, attraverso i paesaggi archeoindustriali, sparsi lungo il nostro fiume; sono Landscapes, visioni oggi oniriche, dal sapore amaro e grumoso di periferie sironiane, quelle d'un mondo definitivamente scomparso.
Ecco allora il viaggio, le tante cartoline recanti i "Cari saluti", l'evocazione di immagini, delle quali la storia si fa potente, potentissima produttrice.
Allora quelle stesse, larvali, care presenze, che avvertiamo, passeggiando in oziosi, meravigliosi percorsi stendhaliani lungo le vecchie contrade di Ceneda, di Serravalle, di Conegliano (così suggestive, riecheggianti, allusive, piene di "realismo magico"...) non ci hanno abbandonato davvero, se i nostri bravi Storici, traendole dagli archivi, dalle carte polverose, dalle affabulazioni del tempo, riescono, per un giorno, a ridare loro vita.
Risalite, anàbasi, dal mondo "degli inferi" allo splendore della luce accecante del sole sulle balze prealpine. E quindi brani di storia attualissimi e vitali, atlanti geografici, rutilanti descrizioni di grand tour in questi nostri sperduti villaggi europei, tra galline razzolanti e laidi maiali grufolanti per strada, tra richiami di venditori nei mercati, percolazioni di tintorie di lane, sbattere di panni nel vento festoso che scende dal nord, lungo la strada regia d'Alemagna, suadenti inviti di osti ed ostesse dall'aria equivoca, ammiccanti sulle porte di sordide taverne, come in certi quadri di Jeronimus Bosch o di Peter Bruegel...
Allora, grazie amici storici, grazie d'aver, ancora una volta, tacitando le divinità offese della nostra patria-matria, la HEIMAT dei teutonici (quella che scatena i castighi...), attenuato la vergognosa HYBRIS nostra: quella di non aver sempre, sfoderandola, dato il giusto onore alla nostra sola spada, luminosa, spietata; quella lama grondante sangue ma brillante di luce ch'è il nostro passato!

 
| Pagine: 9-10 | | Editore: De Bastiani Anno: 2014 |
Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche - cf 93001500268
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