Cronologie-Genealogie-Biografie

Vallont. Storie di coloni di nobili e di repetini (prefazione di Giuseppe Migotto)
di Zanella Delfino

Vallonto
Il territorio di Vallonto, compreso nel Comune di Fontanelle, è delimitato da diversi corsi d’acqua: a nord il canale Resteggia, ad est il Vallontello, a sud il Rasego e ad ovest l’Albina.
Il nome Vallonto risale agli anni Trenta del secolo scorso, mentre in passato era usato quello di Vallont o Valont. Il toponimo ha il significato di vallone, dove alla forma dialettale di vallon è stata aggiunta una t come nei dialetti alto veneti. Il vallone, dapprima appena accennato e poi più largo e profondo, attraversa il territorio da nord ovest a sud est; nel suo fondo, composto da terreni scuri e paludosi mischiati alle ghiaie, scorrono dei ruscelli denominati Vallontelli.
Il primo riferimento storico di Valont è riportato in un documento del 1124, dove si cita la chiesa di S. Salvatore di Valont, quale dipendenza dell’abbazia di Lovadina. Tale dipendenza è confermata anche da una lapide che si trovava sul frontone dell’oratorio demolito nel 1938 per far posto alla chiesa attuale, dove è riportato: Templum santi Simeonis de Valont juraque Abbatie Sancte Marie de Lovadina. Nel secolo XV S. Salvatore era stato sostituito da S. Simone.
Valont fin dall’antichità aveva una sua individualità amministrativa, in quanto nel 1314 era regula titolata. Questo voleva dire che la villa di Valont aveva un piccolo consiglio formato dagli uomini giurati con a capo il meriga; ciò risulta anche dagli estimi del 1542 della Podesteria di Portobuffolè alla quale Valont apparteneva, dove sono riportati i nomi degli uomini giurati e del meriga. L’attuale territorio di Vallonto, nel Cinquecento, comprendeva anche gran parte della villa di Levade, oggi ricordata solo da una via, ma che allora aveva anche un oratorio intitolato a S. Andrea.
Nei secoli scorsi la vita sociale di Vallonto è stata influenzata dalla presenza di grandi proprietà terriere delle famiglie nobili o di ordini religiosi, tra i quali nel Cinquecento i Casoni di Seravalle, gli Allegri di Portobuffolè, il Priorato di S. Zuan del Tempio e, in seguito, i Minucci di Serravalle, i Mazi e i Tiepolo di Venezia. A questi nell’Ottocento sono subentrati i nuovi borghesi come i De Carlo e gli Zanellato e solo nella seconda metà del Novecento, grazie alle mutate condizioni del paese e all’industrializzazione della zona, i vallontesi sono riusciti a riscattarsi da secoli di sudditanza e di povertà.

(tratto da “VALLONT, Storie di coloni di nobili e di repetini”, di Delfino Zanella, 2013)

 
  | Editore: De Bastiani Anno: 2013 |
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