Lucheschi (storia della famiglia)

I Lucheschi. Storia, genealogie, documenti
di LUCHESCHI Maurizio

il disegno di Aldo Pongiluppi a pag. 40 del libro, e' ispirato a un quadro di autore ignoto che si conserva a palazzo Lucheschi a Serravalle e rappresenta Domenico Lucheschi (1590-1651) Recensione Maurizio Lucheschi ha voluto redigere una storia della sua famiglia. Per questo ha condotto una accurata ricerca di atti, documenti di vario tipo, quali lettere, componimenti scritti da antenati, certificati, disegni rappresentanti terreni, stemmi, ritratti di personaggi della famiglia, ordinandoli in maniera opportuna. Ne è uscito un libro di 253 pp.. La lettura dell'indice ci chiarisce quale sia l'organizzazione del lavoro. Dopo la premessa, vi è la tavola delle abbreviazioni, che ci indica parte delle fonti alle quali l'autore ha tratto le informazioni. Veniamo così a conoscere l'esistenza di un Archivio Maurizio Lucheschi, che forse era meglio indicare come Archivio Lucheschi, poichè ritengo non sia personale, ma di famiglia. Anche la lettura della tabula gratulatoria ci offre una traccia dei luoghi in cui l'autore effettuò la sua lunga e paziente ricerca. Si tratta infatti di parroci ai quali è affidata la custodia di archivi parrocchiali, di direttori di musei, di biblioteche, dell' Archivio di Stato di Venezia, per la gran parte situati nel Veneto, in particolare nella zona che va da Oderzo a Conegliano e Vittorio Veneto; in un caso si tratta di un archivio posto in Emilia, quello della Curia vescovile di Parma. Oltre a dirigenti e possessori di archivi e di biblioteche, Lucheschi ha preso contatti anche con privati, abitanti in vari luoghi; per la maggior parte sono persone in qualche modo imparentate con la sua famiglia, e perciò in grado di offrire informazioni, nonchè molto probabilmente possessori di documenti utili alla redazione della storia. La bibliografia, che comprende otto pagine, completa le informazioni, indicandoci quali sono state le opere consultate. Si tratta di opere di carattere generale, utili per l'inquadratura della ricerca in maniera che la storia della famiglia non si isoli eccessivamente, e di opere di carattere specifico. Molti sono anche anche lavori di difficile reperimento, come pubblicazioni per nozze. La famiglia Lucheschi trae origine da un certo Luca quondam magistri Petri de Opitergio, di professione cerdo che indica un artigiano di bassa condizione, un ciabattino, ma l'autore lo qualifica concaipelli, morto intorno al 1517. Ad ogni modo la famiglia compare già agiata, il fatto che il padre di Luca venisse definito magister ci fa pensare che si trattasse di un artigiano di buona condizione, appartenente ad una corporazione professionale. L'autore attesta la agiatezza del personaggio attraverso l'esame degli estimi, dove sono descritte alcune proprietà. La storia della famiglia continua presentando brevi note biografiche di altri personaggi, accompagnate dalla trascrizione di documenti, come corredi nuziali, elenchi di cariche ed altro, che ci aiutano a capire meglio la situazione economica ed il. modo di vivere. Alla fine del sec. XVI un Domenico Lucheschi si trovava a Serravalle dove esercitava il mestiere di linariol e dove aumentò le sue facoltà economiche. Nel sec. XIX un Lucheschi si stabilì a Colle Umberto, ma è storia dei nostri giorni, quasi cronaca. La narrazione della storia è intercalata da frquenti alberi genealogici di Lucheschi, ma anche di famiglie con donne delle quali contrassero matrimoni. I primi ci sono utili per capire l'intreccio parentale, meglio di quanto non si potrebbe dalla lettura del testo, i secondi ci permettono di conoscere, almeno in parte, la politica matrimoniale della famiglia. Attraverso l'esame delle schede e degli alberi genealogici constatiamo come dalla condizione artigianale la famiglia sia entrata a far parte della nobiltà. Se nelle prime due generazioni incontriamo conciapelli e osti, ma anche un Andrea notaio, di cui non conosciamo i rapporti di parentela con gli altri, nè alcun dato anagrafico, nella seconda generazione compaiono Pietro di Broccardo e Bernardino di Sebastiano ambedue notai. Nella quarta generazione continuano i notai e compaiono preti e frati, che continueranno ad essere presenti anche nelle genarazioni future. Interessante è il numero delle zitelle. Probabilmente queste rimasero tali per evitare l'esborso delle doti, che si sarebbero dovute versare sia nel caso avessero contratto matrimoni, sia qualora fossero entrate in convento. Acquisti di beni e matrimoni doviziosi e con fanciulle di famiglie notabili si susseguono accrescendo l'importanza della famiglia ancora borghese, ma inserita nella parte alta della società, come appare dai nomi dei padrini di battesimo dei figli e dal fatto che alcuni membri compaiono tra i dirigenti delle confraternite, fino all'ingresso prima nel consiglio di Oderzo, poi in quello di Serravalle.. Interessanti sono due tavole: la prima (p.28) riporta segni tabellionali di alcuni notai Lucheschi, la seconda (p.192) lo stemma della famiglia Lucheschi, i cui testimoni presentano alcune varianti. I segni tabellionali erano individuali e quasi mai riportavano elementi propri dello stemma gentilizio, il che non vuol dire che qualche notaio non contravvenisse alla regola. A questo proposito tesi di laurea di mie allieve e ricerche personali attestano che alcuni notai usavano inserire nel segno lo stemma della loro famiglia. Lo stemma alzato dai Lucheschi è d'azzurro, alla banda d'argento, attraversata da un palo dello stesso; con l'incrociatura a rombo delle due pezze ed i due segmenti di campo, costeggianti il palo, ripieni d'oro, cuciti all'incrociamento. Il motto è Usque ad palmam. Salvo qualche piccola variazione, l'insegna è rimasta quale è documentata in un sigillo del notaio Nicolò Lucheschi, attestato dal 1616 al 1631. Il fatto che sull'arco del brolo di palazzo Cesana Lucheschi uno stemma scolpito nel sec. XVIII presenti la Croce di Sant'Andrea e che la stessa figura si trovi sull'arca della famiglia a S. Andrea di Bigonzo, risalente al sec. XVIII, e che non in tutti i testimoni pervenutici si veda l'incrociatura a rombo, non deve meravigliare. Interessante è invece il fatto che il notaio Brocardo Lucheschi, cittadino e notaio pubblico di Oderzo, all'inizio del libro di protocolli 1648-51, conservato presso l'Archivio di Stato di Treviso (Notarile I, B. 1606, anno 1648) abbia scritto sotto il suo segno tabellionale: Hoc est stemma gentilitium, demptibus et crucibus et palma - et totis ipsis vero aditis est tabellionatus signum. Lo stemma, posto entro uno scudo ovale, è cimato da una palma stilizzata, che continua il palo ed è accompagnata ai lati da due croci, il tutto posto su un rettangolo recante la scritta iustus ut palma. In alto, ai lati vi sono le lettere B. L. (Brocardo Lucheschi). Lo stemma della famiglia era già stato attestato nel sigillo del notaio Nicolò, ma venne inserito entro il segno tabellionale solo da Brocardo, mentre altri notai della casata adoperarono segni del tutto diversi. Anche il motto iustus ut Palma, che compare per la prima volta nel segno di Brocardo si ripresenta, modificato in Usque ad Palmam nello stemma usato da Pier Luchesco Lucheschi del sec. XX. Non so se si tratti di un motto non documentato, ma presente nella tradizione familiare, o se il titolare abbia voluto riprendere, modificandolo, il motto dell'antenato notaio. Dalla pagina 207 a pagina 210 l'autore ha presentato Armi ed insegne di famiglie legate da parentela con Lucheschi. Non so quanti di tali stemmi siano veritieri e quanti siano di invenzione. Ho perplessità sulla veridicità dello stemma De Cerdonibus, alle tre forme di scarpa poste in palo e su quello di Zorzi Caligaro de Opitergio (Giorgio calzolaio di Oderzo) che è d'azzurro alla subbia, la suola ed il coltello al naturale, al capo d'oro recante le lettere ZCO (Zorzi Calegaro Oderzo), che sono insegne da calzolaio, come mi vedono incerto alcuni stemmi parlanti, o che presentano lettere dell'alfabeto che sono iniziali di cognomi. Il libro è interessante, poichè permette di constatare l'evolversi di una famiglia dalla condizione artigianale, in cui si trovava alla fine del sec. XVI, a quella nobiliare in cui entrò nel secolo seguente, e fa intravvedere alcuni elementi della vita di una famiglia prima borghese, poi nobile, quali sono quelli che appaiono da lettere, sonetti, epigrammi ed altri documenti che, anche se di per se stessi hanno poca importanza, ne assumono nel complesso. L'autore, appartenente alla famiglia, ha il merito di non essersi lasciato prendere la mano dall'affetto per i propi penati, ma di aver saputo mantenere l'atteggiamento sincero che deve caratterizzare lo storico.

 
| Pagine: 253 | | Editore: Arti Grafiche Conegliano,  
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